La Storia/La Signoria Monastica

La “Signoria” Monastica

L’atto fondativo e infeudativo di Licodia rientra tra le tappe della costituzione del regno, a sancire anche la peculiarità cenobitica di quest’area percepita, come scrive Henri Bresc, quale “territorio della grazia” nella geografia del sacro. 

S’interroga Michelangelo Leonardi se «Santa Maria di Licodia è egli un paese, ovvero una chiesa? Certamente è l’uno e l’altra».

Esso conferisce ai Priori, poi Abati, la potestà giuridica sulle pertinenze e la popolazione ‘suddita’ e la facoltà dello Jus sacramentale dal 1205, quando Pietro Celio, priore di San Leone, a sentire il Rizzari, dal vescovo Ruggero viene eletto «Abate, e gli concedette l’uso di mitria, baculo ed anello, e delle Pontificali, ed alli successori ancora». 

A consultare il Volume, Fatto e scritture delli feghi[…] di Licodia…, si evince la territorialità  e la suffraganeità alla sede Apostolica dell’abazia, che rientra tra le Ecclesiae munitae del regno

Dallo scriptorum  escono opere e cronache in volgare, mentre la schola  conserva l’esprit romeo-bizantino.  

Francesco Bruni, sottolinea il valore «della produzione culturale a partire dal […] ‘300» anche religiosa prodotta nei claustri siciliani e di San Nicola l’Arena di Nicolosi e di Santa Maria di Licodia, per la storia della letteratura italiana. 

Giacomo De Soris, primo degli abati con la doppia titolarità ma anche di San Leone e San Marco, è l’uomo della svolta. 

Autorevole, lungimirante e spregiudicato, a metà del XIV sec., in un tempo tribolato, tra epidemie, interdizioni e scismi, attua la riunione canonica di Santa Maria di Licodia e San Nicola l’Arena di Nicolosi, di patronato aragonese di Sicilia. 

Con il vescovo Marziale razionalizza l’esteso patrimonio fondiario, frutto di donazioni e privilegi di signori ecclesiastici, laici e ‘devoti’ della élite del tempo. 

Favorisce l’indotto produttivo e una politica enfiteutica che consolida la potestà giuridica della Signoria. Per i servigi resi alla corona come ai Papi di Avignone, da «uomo consumato nelle vie del Signore»  asseconda le sollecitudini apostoliche per la ripresa di Montecassino, di Maniace, di Monreale e di San Martino delle Scale.

Torre giurisdizionale. Ex complesso monastico, oggi chiesa del Ss. Crocifisso
Torre giurisdizionale. Ex complesso monastico, oggi chiesa del Ss. Crocifisso
particolare di pavimentazione di epoca medievale nell’area dell’ex monastero.
Particolare di pavimentazione medievale nell’area dell’ex monastero
Targa commemorativa della concessione delle “consuetidini” da parte della Regina Bianca di Navarra.
Targa commemorativa della concessione delle “consuetudini” da parte della Regina Bianca di Navarra

Albori dell'età Moderna

A seguire la Cronaca di Bartolomeo Taverna, intorno alla metà del ‘300 il De Soris, da Abate e vicario generale della diocesi, trasferisce, per prestigio e per necessità pandemica la sede abaziale da Licodia ‘Vetus’, alla ‘nova’, «distante mille passi a nord […] in cui egli aveva posto la sua residenza (a Licodia Nova) poiché nel predetto territorio il nostro monastero […], si trova in un luogo ricco d’acqua pianeggiante afoso e malsano […] la natura del clima spinge a traslocare il monastero in un altro […] più sicuro dove i monaci possono vivere sicuri e scongiurare l’insalubrità dell’area e il pericolo di epidemie. […] Con l’autorità ed il potere giurisdizionale a noi attribuito diamo […] l’autorizzazione e il permesso di rinnovare e di trasferire, edificare, costruire ed erigere con lo stesso nome […] a memoria futura dell’evento e per conservazione del diritto del monastero […] munita del nostro sigillo pendente» (trad. Tito Furnari).

Agli albori dell’età moderna, le avvisaglie della crisi della Società Cristiana, le politiche di potenza degli Stati e le contraddizioni dei vertici della chiesa si riverberano anche nel regno di Sicilia in regime di Apostolica Legazia avviato nel sistema composito della monarquia spagnola. 

Emblematici per gli Abati dei monasteri riuniti sono gli anni 1413/14 in cui vengono chiamati a prestare ubbidienza e fedeltà contestualmente a tre pontefici: Giovanni XXIII, Gregorio XII e Benedetto XIII, ognuno per proprio conto legittimo. 

Ma anche a registrare l’atto politico di Bianca di Navarra che da Vicaria, ma ancora Regina, concede il 23 luglio 1414 «in dicto monasterio Sancte Marie de Lichodia» le Consuetudini, visto che il potente abate tra l’altro è membro del «Brachio» ecclesiastico del parlamento siciliano.

MOSTRA VIRTUALE – Santa Maria di Licodia
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